Iacopo L’Abbate vicecampione del mondo di trial a 10 anni: l’intervista a lui e al papà

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Ha 10 anni, è pugliese e si è allenato per strada e sugli scogli di Polignano a Mare, senza un vero park dedicato. A fine luglio è salito sul secondo gradino del podio agli UCI Trials World Youth Games 2026 di Losanna, la più importante competizione mondiale di bike trial per gli under 16.

Iacopo L’Abbate, convocato con la Nazionale Italiana Trials del CT Fabiano Grande, ha conquistato l’argento nella categoria under 10. Dopo il quinto posto in semifinale, in finale ha ribaltato la classifica, si è messo alle spalle i favoriti ed è arrivato a soli dieci punti dall’oro.

Alessandro Abbona ha intervistato Iacopo e il suo papà, Alberto, che lo accompagna in questo percorso fin dal primo giorno.

Iacopo L'Abbate sul podio under 10
Iacopo L’Abbate sul podio under 10 degli UCI Trials World Youth Games 2026 a Losanna

La gara raccontata da Iacopo

Alessandro Abbona: Iacopo, prima di tutto complimenti! Che emozione hai provato quando hai capito di essere arrivato secondo al Mondiale?

Iacopo: Ho provato un grandissimo orgoglio e una gioia enorme! C’era anche un pizzico di rammarico, perché per pochissimi punti avrei potuto conquistare il titolo di campione e non di vicecampione, ma resta comunque un risultato sorprendente!

Alessandro: Quanti anni hai e come hai scoperto il bike trial?

Iacopo: Ho 10 anni. Ho scoperto questo sport grazie a mio padre: guardavamo insieme dei video su internet e da lì è iniziato tutto!

Alessandro: Cosa ti piace di più del trial? C’è qualcosa che ti fa dire: “È questo lo sport che voglio fare”?

Iacopo: Del trial adoro tutto: gli allenamenti, le gare e perfino le cene insieme agli altri ragazzi. Ciò che mi fa capire che è lo sport giusto per me è l’adrenalina, la voglia di superare sempre i miei limiti e la bellissima energia che si respira nell’ambiente.

Alessandro: Come ti alleni durante la settimana? C’è un esercizio in particolare che ti piace di più?

Iacopo: Mi alleno duramente per circa 8-10 ore a settimana. Tra tutti i movimenti, i miei preferiti in assoluto sono la puntata e l’aggrappata: mi regalano una carica pazzesca!

Alessandro: In Puglia non avete un vero park per il bike trial. Dove ti alleni di solito e come siete riusciti a trovare il modo di migliorare?

Iacopo: Mi alleno per strada, sulle rocce vicino al mare e in un piccolo parco da trial che sta finalmente prendendo forma grazie a mio padre e all’aiuto di persone davvero speciali che credono in me.

Alessandro: Qual è stato il momento più bello che hai vissuto ai Mondiali in Svizzera?

Iacopo: Il momento più emozionante in assoluto è stato quando ho saputo ufficialmente di essere diventato vicecampione del mondo!

Alessandro: Allenarsi tanto e andare a scuola non è facile: come riesci a conciliare lo studio con il trial?

Iacopo: Organizzo bene il mio tempo e riesco a incastrare tutto: lo studio, gli allenamenti di bike trial e perfino le lezioni di danza. Quando c’è la passione, la strada per fare tutto si trova sempre!

Alessandro: Hai dei punti di riferimento o degli atleti a cui ti ispiri nel tuo sport?

Iacopo: I miei idoli sono Robin Berchiatti e Charlie Rolls. Oltre a essere dei grandissimi campioni e dei punti di riferimento tecnico, hanno uno stile unico che mi incanta ogni volta che li guardo.

Alessandro: Cosa diresti a un bambino della tua età per convincerlo a provare il bike trial?

Iacopo: Gli direi di buttarsi senza esitare! È uno sport fantastico che ti insegna tantissimo: ti aiuta a rimanere concentrato, a non mollare mai di fronte alle difficoltà e a credere in te stesso fino all’ultimo secondo. È un’esperienza meravigliosa che ti fa crescere.

Alessandro: C’è qualcuno che vorresti ringraziare per questo fantastico traguardo?

Iacopo: Voglio dire un grazie enorme a mio padre, senza il quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile, e alla mia mamma, che mi sostiene sempre e mi sta vicino con tutto il suo affetto. Un grazie di cuore va anche al Commissario Tecnico, Fabiano Grande: ha saputo tranquillizzarmi e consigliarmi durante tutta la competizione, mantenendomi concentrato… Senza di lui non sarebbe stato facile e non avrei potuto avere una guida migliore in quel momento. E ancora un grazie ai miei maestri e a tutte le persone che credono in me e mi vogliono bene. Prometto che ce la metterò tutta per non deluderli mai e per ricambiare tutto il sostegno che mi regalano ogni giorno!

Iacopo L'Abbate in gara di bike trial

Il punto di vista di papà Alberto

Dietro ogni risultato di un giovane atleta c’è una famiglia che accompagna, organizza, macina chilometri e a volte trattiene il fiato a bordo zona. Alberto L’Abbate ci racconta il percorso visto dall’altra parte delle transenne.

Alessandro: Alberto, cosa hai provato vedendo tuo figlio salire sul podio di un Campionato del Mondo?

Papà Alberto: È difficile trovare le parole giuste senza essere scontati. È stato quello il momento in cui non sono riuscito più a trattenere le lacrime! In quel momento c’erano dentro tantissime cose: la felicità per il risultato, l’orgoglio per Iacopo, ma anche la consapevolezza di tutto quello che c’era stato prima di arrivare fin lì. Quando lo abbiamo visto salire sul podio, ho pensato a tutti gli allenamenti, alle trasferte, alle gare. Vedevo un bambino che aveva iniziato quasi per gioco condividere un podio mondiale con i migliori della sua categoria. Credo che in quel momento non abbiamo festeggiato soltanto una medaglia. Abbiamo festeggiato tutto il percorso che ci aveva portato fin lì.

Alessandro: Quando hai capito che il bike trial stava diventando una passione importante per Iacopo?

Papà Alberto: Devo dire che Iaco è uno che si impegna tanto, che non molla le cose che inizia, e la bici ha sempre fatto parte della sua crescita. Ma dopo la primissima esperienza di gara fatta ad Ascoli nel 2024 non ha più mollato la bici da trial e ha, anzi, accantonato la MTB e le gare in MTB.

Alessandro: Un risultato come questo è frutto di tanto impegno e costanza. Quali sono stati gli aspetti più importanti del percorso che avete costruito insieme?

Papà Alberto: Credo che la cosa più importante sia stata la costanza. Nel bike trial non ci sono scorciatoie: abbiamo costruito tutto un passo alla volta, cercando di migliorare non solo la tecnica, ma anche la capacità di affrontare le difficoltà, gli errori e la pressione delle gare. Poi c’è stato il lavoro fatto insieme. Io ho cercato di accompagnare Iacopo nel suo percorso, lasciandogli però sempre più spazio per diventare autonomo, per capire cosa volesse davvero e per imparare anche dai momenti difficili. Abbiamo condiviso allenamenti, trasferte, gare, vittorie e delusioni, e ognuna di queste esperienze ci ha fatto crescere. Abbiamo imparato a non guardare troppo lontano. Il bike trial ci ha regalato persone, amicizie, una squadra e una comunità che ci hanno accompagnato e sostenuto. Forse è proprio questo che ha reso il percorso così importante: il risultato è arrivato alla fine di un cammino che, ancora prima del piazzamento, ci aveva già dato tantissimo.

Alessandro: Venite dalla Puglia e siete riusciti a raggiungere un risultato mondiale senza avere un vero park dedicato al bike trial. Come avete affrontato questo percorso?

Papà Alberto: Questo è di sicuro un tasto dolente della faccenda, ma credimi, per quanto ne abbiamo sofferto e combattuto con l’amministrazione, abbiamo sempre creduto che non sarebbe stato un problema insormontabile. Di sicuro un “male” da curare, ma non un male “invalidante”. Abbiamo cercato ostacoli dove potevamo e, quando le ore di luce lo permettevano, avevamo la nostra amata scogliera di Polignano a Mare. Abbiamo cercato di non trasformare la mancanza di una struttura in un alibi. È stato più faticoso, sicuramente, ma forse ci ha insegnato anche qualcosa: a essere creativi, ad adattarci e a valorizzare ogni possibilità. Allo stesso tempo, però, questo risultato dimostra quanto potenziale ci sia anche al Sud. Ed è proprio per questo che ci piacerebbe che in futuro un ragazzo che si avvicina al bike trial in Puglia possa avere opportunità che noi non abbiamo avuto: un luogo dove allenarsi, incontrare altri ragazzi e semplicemente sognare di poter arrivare lontano.

Alessandro: Quanto è importante, secondo te, il ruolo della famiglia nella crescita di un giovane atleta?

Papà Alberto: Vorrei rispondere semplicemente con una parola: TANTO!

Alessandro: Che messaggio vuoi dare ai genitori che hanno un figlio con una grande passione sportiva?

Papà Alberto: Di accompagnarli, senza tentennamenti e rinunciando, se necessario, a parte del proprio tempo! Credo sia bellissimo vedere un figlio appassionarsi a qualcosa e volerlo aiutare a inseguire quella passione. Ci saranno giornate difficili, risultati deludenti, momenti in cui sembrerà che tutto il lavoro non stia portando da nessuna parte, o anche banalmente voglia di non allenarsi. In quei momenti credo che il compito di un genitore sia fondamentale nel cercare di ristabilire un “ordine”. I risultati, quando arrivano, sono meravigliosi. Ma la vera vittoria è riuscire a far crescere un ragazzo che continua ad amare quello che fa.

Alessandro: Quanto è importante trovare il giusto equilibrio tra scuola e sport durante la crescita di un ragazzo?

Papà Alberto: Lo sport deve essere una parte importante della crescita. Basta sapersi, o meglio volersi, organizzare e tutto si può incastrare alla perfezione. La scuola, le amicizie, il tempo libero e anche il semplice fatto di essere bambini devono continuare ad avere il loro spazio, insieme allo sport. Organizzarsi, rispettare gli impegni e gestire il tempo sono competenze che i bambini possono imparare sin da subito e portarsi dietro anche quando si entra in gara.

Alessandro: Quali valori pensi che il bike trial abbia trasmesso a Iacopo in questi anni?

Papà Alberto: Sicuramente la perseveranza. Nel trial capita continuamente di avere davanti un ostacolo che non riesci a superare. Lo provi una volta, due volte, dieci volte. A volte per settimane. E prima o poi devi decidere se arrenderti o provare ancora. Gli ha insegnato anche a convivere con l’errore. Nel trial sbagliare fa parte del gioco e spesso basta un piccolo errore per compromettere una zona. Devi essere capace di accettarlo, lasciartelo alle spalle e ripartire. E poi il rispetto: per gli avversari, per chi ti aiuta, per chi condivide con te questa disciplina. Ma forse il valore più grande è avergli insegnato che i risultati importanti non arrivano tutti insieme. Si costruiscono un piccolo miglioramento alla volta. E questa è una lezione che va molto oltre lo sport.

Alessandro: Cosa rappresenta per voi questo secondo posto mondiale, al di là della medaglia?

Papà Alberto: Rappresenta la conferma che anche un sogno che sembra troppo grande può diventare qualcosa di concreto, se hai la pazienza di costruirlo. Quando abbiamo iniziato non avremmo mai immaginato di arrivare a un podio mondiale. Abbiamo semplicemente cercato di fare bene il passo successivo. Poi è arrivata una gara, poi un’altra, una convocazione in nazionale, un mondiale, un risultato migliore del precedente… e senza quasi accorgercene ci siamo ritrovati lì. Per questo il secondo posto vale molto più della medaglia. Dentro ci sono gli anni di lavoro, le persone incontrate, i sacrifici, le trasferte, le difficoltà e soprattutto la crescita di Iacopo. E c’è una cosa che per me vale ancora di più: sapere che, qualunque cosa succederà in futuro, abbiamo già vissuto qualcosa che rimarrà per sempre nella nostra storia di famiglia. E a Iaco è già stato spiegato che tutto è ciclico e che non si può essere sempre tra i “più grandi”, ma questo non sarà un problema se quello che fai ti appassiona e ti fa venire sempre le “farfalle nello stomaco”.

Alessandro: Chi vuoi ringraziare per questo straordinario traguardo e a chi dedichi questo risultato?

Papà Alberto: Le persone da ringraziare sono davvero tante e sarebbe impossibile nominarle tutte senza rischiare di dimenticare qualcuno. Sicuramente la nostra famiglia, che ha condiviso con noi sacrifici, trasferte, emozioni e anche le inevitabili difficoltà. La NRG Bike, che ha accolto Iacopino nella squadra. Poi ci sono gli amici del bike trial, gli altri atleti e le loro famiglie: in questi anni abbiamo capito che dietro a questo sport c’è una comunità straordinaria, capace di gioire dei successi degli altri come se fossero un po’ propri. Tutti i maestri con i quali ci siamo allenati in questi anni, con una particolare menzione a Marco Nardinocchi e a tutta la Nardinocchi Bike Academy, vicinissimi a noi dal primissimo giorno.

Un grazie enorme va al nostro CT della Nazionale Italiana Trials, Fabiano Grande, che ha creduto in Iacopo e gli ha permesso di vivere questa incredibile avventura. Fabiano ha saputo costruire con i ragazzi un incredibile rapporto di fiducia, fondamentale per una prestazione di livello. Ha accompagnato Iacopo durante le semifinali e le finali, facendolo sentire in un porto sicuro. Ha avuto le parole giuste al momento giusto ed è riuscito a fargli tirare fuori il massimo, un compito per nulla facile.

A chi la dedichiamo? La dedichiamo prima di tutto a Iacopo, perché questo risultato è suo: è frutto del suo lavoro, della sua passione e della sua capacità di non mollare. Ma, in fondo, la dedichiamo anche a tutti quei bambini che hanno un sogno che oggi sembra troppo grande. Per ricordare loro che non è necessario sapere dove arriveranno. A volte basta avere il coraggio di iniziare a pedalare verso il prossimo ostacolo.

Iacopo L'Abbate con il papà Alberto

Verso il prossimo ostacolo

L’argento di Losanna è arrivato al termine di una finale in rimonta. Dietro c’è un percorso costruito un passo alla volta, lontano dai grandi centri del trial e senza un impianto dedicato. È un risultato che parla a tutti i ragazzi che si avvicinano a questa disciplina e alle loro famiglie: con passione, costanza e le persone giuste accanto, anche un sogno che sembra troppo grande può diventare realtà.

Da parte di tutta Bike Consultant, i nostri complimenti a Iacopo, ad Alberto e a tutta la famiglia L’Abbate. Ci vediamo al prossimo ostacolo!

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Articolo scritto da:

Alessandro Abbona
Istruttore MTB con esperienza in biketrial, enduro, downhill e cross country. Vive la bici come libertà e aiuta gli altri a superare i propri limiti in sicurezza e con il sorriso.

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